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"Ogni cosa che puoi immaginare la natura l'ha già creata" (Albert Einstein)
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"Il mezzo può essere paragonato a un seme, il fine a un albero; e tra mezzo e fine vi è esattamente lo stesso inviolabile nesso che c'è tra seme e albero" (Gandhi)

CRICCHI

Quella notte c’era la luna piena.
Cricchi si specchiava nel piccolo stagno al centro del bosco in cui abitava. Le zampe erano nere, il corpo era nero, le ali ed il collo erano neri…e anche la testa era nera… insomma era tutta nera, ma così nera che quasi non riusciva a vedersi nel riflesso dell’acqua!
Era una giovane cornacchia.
A Cricchi piaceva tantissimo cantare.
Tutte le mattine, quando il sole sorgeva, e tutte le sere, appena il sole sbadigliava per andare a dormire, tutti gli uccelli del bosco cominciavano a cantare. Era un coro meraviglioso! Il picchio teneva il tempo picchiettando il becco contro il tronco di un vecchio abete, il cuculo, dal suo nido dall’altra parte del bosco, con il suo ritmico canto creava una sonora base musicale su cui si inserivano, uno per uno, tutti gli altri uccelli del bosco. Talvolta erano i timidi e delicati scriccioli a guidare il coro, ed allora dalla foresta si innalzavano lievi e soavi armonie in grado di far fremere anche i cuori più duri; talvolta poi l’aria si riempiva di melodie dolci ed allegre intonate dai “soffici” passerotti; altre volte invece, partecipavano numerosissimi gli scoppiettanti fringuelli, che, con la loro vivacissima allegria, non potevano che farti venir voglia di cantare; qualche volta poi - ed allora sì che ci si divertiva! - partecipava addirittura la cincia dal ciuffo che travolgeva tutta l’orchestra con le sue coinvolgenti note “roccheggianti” (e non per niente portava un coloratissimo ciuffo che pettinava accuratamente tutte le mattine!).
A Cricchi allora batteva forte, forte il cuore e le tremavano tutte le piume dalla voglia di prendere parte al fantastico concerto. Allora tirava un lungo sospiro, e quando sentiva che era davvero pronta, cominciava a cantare.
Le sue note, non so perché, però erano sempre diverse da quelle degli altri uccellini e, più lei si impegnava per renderle dolci e soavi, più le uscivano stridule e gracchianti!
Tutto il coro allora smetteva improvvisamente di cantare e tutti gli occhi severi e infastiditi si giravano verso di lei. Cricchi allora si faceva piccola, piccola e si stringeva forte nella piume delle proprie ali; poi, a testa bassa, a piccoli passi, quasi per non farsi notare, si allontanava. Appena si sentiva lontana da quegli sguardi cattivi, spiccava rapida il volo e, più velocemente che poteva, volava lontano, lontano fino ad arrivare in cima alla sua collina dove nessuno poteva più né vederla né sentirla.
Solo lì dai suoi occhioni tristi cominciavano a scendere dei grossi lacrimoni che facevano luccicare le sue nerissime piume e solo allora si tranquillizzava.
Su quella collina, da cui poteva vedere tutto il resto del bosco, Cricchi rimaneva nascosta tutto il giorno e, al calar della sera, quando solo la Luna cominciava a farle compagnia e il cielo la avvolgeva col suo scuro mantello, un po’ di coraggio le saliva fino al petto e ricominciava a cantare.
Un giorno dopo l’altro, gli sguardi degli altri uccelli divenivano sempre più aspri e più duri quando Cricchi la mattina riprovava timidamente a cantare, tanto che Cricchi non riusciva più ad emettere che qualche debole nota in loro presenza e si sentiva sempre più triste, sola e diversa.
Una sera, mentre si era rifugiata ancora una volta disperata sulla sua collina e, mentre tutti gli altri uccelli dormivano, la materna Luna la stava ad ascoltare, qualcosa laggiù nel bosco attirò il suo sguardo: la parte più giovane della pineta, che si trovava proprio al limitare del bosco, sembrava avvolta da una nebbia più fitta del solito e dense nuvole di fumo salivano verso il cielo. Cricchi allora guardò meglio: erano delle fiamme quelle macchie rosse che si intravedevano in mezzo al fumo… Un incendio!
Bisognava fare qualcosa e tutti dormivano!
Allora Cricchi, anche se aveva tanta paura, decise di volare più in fretta possibile verso il bosco. Arrivata sul bosco, si mise a urlare fortissimo il suo “cra, cra..” per svegliare gli animali che dormivano ignari del pericolo.
Cricchi così, volando e volando sopra all’intero bosco, e cantando, cantando sempre più forte, riuscì a svegliare gli animali che si diedero da fare tutti insieme per domare l’incendio. Finalmente l’incendio fu spento e tutti gli uccellini e gli altri animali ringraziarono Cricchi per averli coraggiosamente avvertito del pericolo e promisero che, da quel giorno in poi, Cricchi avrebbe potuto cantare insieme al coro degli uccellini quando voleva e nessuno l’avrebbe più cacciata via.
Così, da allora, tutte le mattine, quando Cricchi sentiva che era il suo momento per iniziare, tutti gli uccelli si fermavano, ascoltavano il suo speciale “assolo”, e poi, con gioia, ricominciavano tutti insieme a cantare!

Scritta da Mariaester Cassinelli e Caterina Salemme

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